Percorsi di formazione e di fede
Omelie e riflessioni che accompagnano la vita spirituale dei devoti di San Rocco.
Le parole dei Pastori e dei sacerdoti che hanno accompagnato il cammino dell'associazione restano un punto di riferimento per la formazione spirituale di ogni devoto.
Omelia per la consacrazione del Procuratore di San Rocco
Testo integrale dell'omelia tenuta da Mons. Filippo Tucci in occasione della consacrazione del Procuratore Costantino De Bellis, alla presenza dei sacerdoti e dei gruppi aderenti in Italia e in Europa.
Incontrando questa moltitudine di fedeli, devoti di San Rocco, riuniti in un giorno di preghiera così importante, mi rivolgo a voi con le parole dell'apostolo Paolo ai Filippesi: «Ringrazio il mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo». È giusto che io pensi questo di tutti voi, perché fate parte di questa grande associazione, perché amate Dio e i suoi santi, perché amate San Rocco e vi impegnate nella difesa e nel consolidamento del Vangelo.
Nello stringerci intorno al nostro Santo, vogliamo accogliere il suo insegnamento e la sua testimonianza, esprimendo così la nostra devozione verso San Rocco e volendo imitarlo nelle sue virtù, per incontrare per mezzo di lui Cristo, parola vivente del Padre. Come diceva San Girolamo: «Se Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza: ignorare le Scritture significa ignorare Cristo».
Nelle parole del profeta Isaia ritroviamo l'impegno autentico di San Rocco, che ha diviso il pane con l'affamato, ha vestito chi era nudo, ha soccorso e curato chi era ammalato. La parola accolta con fede da San Rocco è diventata in lui preghiera e testimonianza di vera carità: la sua luce brilla come l'aurora, brilla tra le tenebre, egli compare dinanzi a Dio ricco di meriti e di opere buone. Il pellegrino della carità ha incarnato nella sua vita la parola di Gesù: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare, ero nudo e mi hai vestito, malato e mi hai curato: ciò che hai fatto a uno di questi fratelli più piccoli, lo hai fatto a me».
Cari pellegrini, Amici di San Rocco, come possiamo dirci veramente suoi amici se non cerchiamo con tutto il nostro impegno di ricalcare gli esempi e la testimonianza del pellegrino della carità? San Rocco si fa pellegrino per pregare sulle tombe degli apostoli, e noi oggi siamo venuti qui a Roma, al centro della cristianità, per pregare tutti insieme. Per imitare la fede di San Rocco dobbiamo alimentare la nostra fede con la preghiera, che ci guiderà alla testimonianza della carità: come San Rocco, che donava i suoi beni terreni ai poveri e, pellegrino della carità, curava gli ammalati e confortava i moribondi, praticando un tale servizio d'amore nell'umiltà e nel silenzio.
Desideriamo oggi chiedere a San Rocco la sua intercessione, il suo aiuto e il suo sostegno per praticare la vera carità verso il Padre e verso i fratelli, e per abbandonarci fiduciosamente alla volontà del Padre buono e misericordioso. Amore è dono, amore è ricerca del bene dell'altro: significa rispetto per la dignità di ogni persona e impegno di condivisione. Non possiamo abbandonarci alla critica, alla mormorazione, alle divisioni tra di noi: nella nostra associazione europea possono esserci diversità di opinioni, ma tutti dobbiamo ritrovarci concordi e unanimi nella carità fraterna.
Un particolare grazie va al Procuratore dell'associazione, Costantino De Bellis, che ha donato la sua vita al Signore ricalcando le orme di San Rocco, vivendo nell'obbedienza alla Madre Chiesa e nell'insegnamento della povertà evangelica, fino ad essere disponibile in tutto all'associazione. Oggi il nostro Procuratore pronuncia in forma privata e personale il voto di obbedienza, di povertà e di castità, e con gioia intende farlo conoscere in fraterna amicizia agli Amici di San Rocco, perché tutti possano offrire al Signore il proprio impegno, donandosi a Lui per la salvezza del mondo.
Che l'Eucarestia possa alimentare in noi una vera spiritualità nel rapporto personale con Gesù, con devozione verso la Madre Celeste e verso il nostro santo patrono San Rocco, per annunciare e testimoniare a tutti la grandezza e l'amore di Dio. Amen.
Mons. Filippo Tucci
La povertà
Paupertas artis omnis perdocet (Plauto) — «La povertà insegna tutte le arti».
La povertà cristiana non è un semplice esercizio di frugalità, alla stregua di una stoica privazione dei piaceri. Come castità ed obbedienza, essa non fa leva in prima istanza sulle capacità dell'uomo, ma sulla grazia di Dio che opera nel mondo. La volontà ferma di apprezzare l'essenziale e di gustare la ricchezza di quanto gli altri distrattamente trascurano è l'essenza stessa del messaggio di Gesù.
Oltre a una povertà formale piuttosto evidente, è la povertà del cuore che interroga il mondo: il dono totale e disinteressato di se stessi ai fratelli. Tra i consigli evangelici, strettamente connessi tra loro, San Rocco volle porre particolare enfasi proprio alla povertà, sposa amabile dell'anima. Essere poveri significa essere liberi dal tormento di una società consumistica.
Riflessione del Venerdì Santo
«L'amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7). Con queste parole di San Paolo entriamo nel mistero del Venerdì Santo, chiedendo la grazia al Signore di poter contemplare ed adorare la sua passione e morte per la nostra salvezza. «Tutto copre»: nella croce di Cristo c'è questa universalità della sua offerta. Cristo muore per tutta la creazione, per il male compiuto da tutta l'umanità, per i nostri dolori e quelli di tutti gli uomini sofferenti: «Egli si è caricato delle nostre sofferenze... per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Isaia 52,12-13).
Il Venerdì Santo è un giorno da cui vorremmo uscire in fretta, per arrivare subito alla domenica di Pasqua. Dovremmo invece darci del tempo davanti a questo mistero della croce di Cristo, un'offerta di amore e di salvezza per tutti, non solo per chi conduce una vita "giusta". L'offerta redentrice di Cristo è l'assunzione su di sé di tutto il male dell'uomo, di tutta l'umanità ferita, che può essere trasfigurata dal suo amore in umanità nuova.
«Tutto sopporta»: il peggio che poteva accadere è accaduto il Venerdì Santo con la morte in croce di Cristo, ma non è stata la fine. Tutto ciò di cui abbiamo paura, e che di brutto già viviamo nella nostra vita, è già stato vissuto da Cristo sulla croce: eppure la vita non si è fermata sulla croce, anzi da lì è nato un nuovo inizio oltre la morte. «Tutto spera»: l'amore di Dio ci raggiunge fino alla fine, fin sulla croce, per donare ancora vita ad ogni uomo. È l'esperienza del buon ladrone che, sulla croce, si abbandona all'amore di Cristo sperando nella salvezza: «Oggi sarai con me in paradiso» (Lc 23,43).
La salvezza di Cristo comincia a circolare nella nostra vita non quando diventiamo più "bravi", ma quando ci abbandoniamo a Lui, quando sperimentiamo che soltanto l'accoglienza del suo amore gratuito rivelato sulla croce può davvero donarci una vita nuova. È l'oggi pasquale di ogni uomo che ricomincia a vivere proprio da lì dove sembrava tutto morto, incontrando e abbandonandosi all'amore crocifisso di Cristo.
Riflessione sulla processione del Venerdì Santo
Cari fratelli e sorelle, il Venerdì Santo è il giorno della misericordia. Sul Monte Calvario, si è compiuta quella verità che il Credo della comunità cristiana primitiva professava: «Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture». Con la processione penitenziale viviamo il vertice più alto dell'anno liturgico, perché la morte di Cristo in croce è l'atto di misericordia per eccellenza tra quanti Dio ne ha compiuti nella storia dell'umanità.
Nella statua del Cristo morto e della sua Madre Addolorata, portate in processione per le vie della città, Gesù ha parlato a ciascuno di noi ricordandoci le sue parole: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio per noi». Volgiamo lo sguardo al volto di Gesù Crocifisso con occhi di fiducia e di amore: nel suo volto sfigurato e piagato si riflette il volto del Padre, ricco di misericordia. Dio soffre per noi uomini, e così ci salva.
Gesù sulla Croce ci manifesta la tenerezza di Dio, padre e madre di tutti gli uomini. A Gesù che ci ama con tanta tenerezza rispondiamo con un atto di amore pieno di riconoscenza, ascoltando il suo insegnamento fondamentale: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri». Dobbiamo sentire questo come il proposito più urgente che ci viene dalla Croce di Gesù: l'amore verso gli altri fino al perdono per chi ci ha offeso, la pazienza in famiglia, l'aiuto e l'attenzione ai fratelli, specialmente ai poveri e agli emarginati.
Le comunità dovrebbero distinguersi in questo — dai semplici cittadini alle associazioni, e in questo ricordo con affetto il gruppo Amici di San Rocco — avendo sempre presente la regola d'oro dei cristiani: «Fa' agli altri quello che vorresti fosse fatto a te». Non possiamo scandalizzarci se guardiamo all'esempio di Gesù che dalla Croce ha pregato per i suoi persecutori: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Dobbiamo piuttosto imitarlo.
A Gesù che muore per noi chiediamo che ci conceda il suo perdono e ispiri il perdono di tutti per tutti. La Madonna Addolorata, divenuta nostra Madre ai piedi della Croce, interceda per noi e per tutti i nostri fratelli bisognosi, e cancelli ogni odio dalla faccia della terra. Amen.