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Omelia del Vescovo di Piazza Armerina Mons. Michele Pennisi della
Santa Messa in occasione del Convegno dell’Associazione
Europea "Amici
di San Rocco" tenutosi
a Butera il 4 Giugno 2005
Carissimi confratelli,
Illustri Autorità (Presidente della
Regione Siciliana Salvatore Cuffaro, Presidente della provincia di
Caltanissetta dott. Filippo Collura, Sindaco di Butera dott. Aldo
Scichilone) , sig. Procuratore delal associazione Eurpea amici di
san Rocco Costantino De Bellis, fratelli e sorelle in Cristo,
Desidero esprimere la mia gioia per la presenza oggi a Butera, ,
di migliaia di fedeli provenienti da ogni parte d'Italia e da alcuni
paesi europei riuniti
per il Convegno europeo "Amici di san Rocco".
La città di Butera, appartenente alla diocesi di Piazza Armerina , che
nell'omonimo santuario venera San Rocco a partire dal 1683 come suo patrono, è lieta
di accogliere con il parroco don Filippo Provinzano e col sindaco dott. Aldo
Schichilone, tutti i pellegrini amici di san Rocco, legati dalla devozione al
santo pellegrino modello fulgido di carità , popolarissimo per secoli
in Europa .
San Rocco assieme a tanti altri santi vissuti in Europa è un testimone
delle radici culturali, spirituali e cristiane di quella che il servo di dio
Giovanni Paolo II chiamava "l'Europa dello Spirito" fondata sui valori
evangelici, che ogni cristiano è chiamato a testimoniare nella società.
San Rocco come santo pellegrino ci invita a trovare il senso della nostra vita
nel seguire Gesù Cristo e ad incamminarci verso la meta del Regno di Dio,
abbandonando il nostro vagabondare alla insoddisfatta ricerca di una felicità che
il mondo non ci può dare ,ricordando l'affermazione di s. Agostino:"il
nostro cuore è inquieto e rimarrà inquieto fino a quando non riposerà in
Dio".
Il pellegrinaggio è un gesto religioso che ci ricorda che la nostra vita è un
cammino faticoso verso la casa del Padre, di cui è segno il santuario.
Il pellegrinaggio si configura come un cammino di conversione, che ci fa prendere
coscienza dei nostri peccati e ci fa camminare verso la libertà interiore
dal peccato e ci aiuta ad orientare la nostra vita vero Dio.
Il pellegrinaggio è un atto di culto verso Dio e testimone delle preghiera
tradizionali che di generazione in generazione si leva come supplica dell'afflitto
e giubilo riconoscente di chi ha ottenuto grazia e misericordia.
Il pellegrinaggio è anche un momento di gioia e di fraternità, è occasione
per esprimere momenti di fraternità cristiana, per dare spazio a momenti
di amicizia e di festa
La festa che la Chiesa ci invita a celebrare la domenica e nelle memorie dei
santi salva dalla banalità, emancipa da una mentalità consumista,
preserva dalla ossessione dei ritmi di una vita convulsa, libera dalla schiavitù del
lavoro, e restituisce anche alla città la bellezza della festa comune
e la freschezza della gratuità.
L’Eucarestia che noi oggi celebriamo ci fa vivere un momento festoso di
rendimento di grazie a Dio per averci donato santi come san Rocco e protegge
la nostra società , orfana del Padre ed incapace di vivere una vera fraternità,
percorsa da inquietanti pulsioni di violenza e di morte, dalla noia e dalla paura
e la vivifica e illumina col messaggio del vangelo reso attuale dai santi.
San Rocco come santo della carità ci invita a riscoprire il senso autentico
del volontariato cristiano che trova la sua sorgente e il suo alimento nella
fede animata dall'amore verso Dio e il prossimo che ci spinge a condividere e
a venire incontro alle nuove povertà materiali e spirituali degli uomini
e delle donne del nostro tempo.
San Rocco definito il "medico di Dio", affascinato dal carisma francescano,
che gli fece abbracciare la povertà terrena per conquistare la felicità eterna, è popolarissimo
per secoli in Europa e ancora oggi venerato in tante città.
Rocco originario di Mompelier fin da adolescente, cerco la luce della sua vita
nella parola di Dio , nella sequela di Gesù Cristo e praticò le
virtù e la penitenza cristiane. Il passaggio di tantissimi pellegrini
per la sua città, posta sulla Via per Santiago di Compostela, colpì la
sua giovane mentalità; e lo affascinò al punto che egli stesso
si predisponeva al pellegrinaggio a Roma alle tombe degli apostoli, in Terra
Santa e verso gli altri luoghi della cristianità medievale.
Dopo la morte dei genitori, Rocco rimase solo a gestire i suoi beni, che destinò ai
poveri, alle vedove, agli orfani e realizzò il suo desiderio di andare
pellegrino. Giovanissimo egli indossò l'abito del viandante; prese il
bastone, mise il cappellaccio e il manto conghigliato, e si avviò verso
Roma.
Giunse ad Acquapendente, dove appresa la notizia che la peste si andava diffondendo
in maniera durissima, mietendo vittime in ogni contrada,mosso dalla carità di
Dio, egli chiese al responsabile dell'ospedale di quella cittadina, di poter
servire volontario gli ammalati e i derelitti; e devotamente si mise a curare
i malati, nel nome e nel segno di Cristo; ricevendone gratitudine e riconoscenza.
Percorrendo l' Italia , egli attraversò dopo aver soccorso i malati di
peste a Roma visitò varie città fra cui Cosenza, Cesena, Rimini
e Novara ,e si prodigò negli ospedali, nei lazzaretti e nelle case della
gente, curando gli ammalati con il segno della croce e con interventi igienici.
Fu a Piacenza che Rocco ebbe il sentore che la peste avrebbe colpito anche lui:
le infezioni alla sua gamba si estesero in maniera dolorosa e lo privarono del
sonno e lo costrinsero al gemito e al pianto. Di notte, così, egli abbandonò l'ospedale
e si recò in una selva fuori della città dove fu soccorso dal cane
di Gottardo Pollastrelli, che imita l'esempio del santo pellegrino.
La peste di Rocco, nel disegno divino, doveva avere valore di sofferenza offerta
per la liberazione di tutti.
La peste si riaccese violenta in città, e Rocco fu costretto a lasciare
il suo eremo per portare conforto e cura agli appestati. La sua presenza in città mitigò miracolosamente
le brutte manifestazioni del male; e i piacentini riconoscenti vollero onorare
Rocco nel bosco, condividendone la vita e ascoltandone l'insegnamento.
Per intervento divino San Rocco guarì e, ringraziando il Signore, riprese
la via del ritorno verso la Francia. Da Piacenza, Rocco, si portò ad Angera
dove erano in corso scontri bellici; e Rocco, scambiato per nemico, fu imprigionato;
e là rimase in cella per cinque anni, senza avere occasione di manifestare
la sua nobile identità. Il malinteso fu risolto alla sua morte avvenuta
il 16 agosto 1327. Dei segni di una luce misteriosa nella cella testimoniavano
la sua innocenza e la sua sofferenza accettata per amore di Dio. La notizia dei
fenomeni miracolosi nella cella di Rocco si diffuse e giunse al signore della
città; la madre del quale, dalla tavoletta d'oro con l'impressione del
nome del Santo ritrovata sotto la sua testa e dal segno della croce impresso
sul petto, riconobbe nel santo pellegrino il nipote del figlio e ricordò che
il padre di Rocco era stato fratello germano del signore di Angera. Alla sepoltura
gli abitanti di Angera parteciparono commossi; e al pellegrino, ritenendolo già santo,
innalzarono una grande Chiesa.
Il suo culto si diffuso in tutta l'Italia e l'Europa come testimoniano le tanti
immagini che lo raffigurano e le tante chiesa, cappelle e confraternite intitolate
a san Rocco riconosciuto come protettore contro la peste e le epidemie.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci aiuta a leggere con gli occhi della
fede la vicenda di san Rocco.
San Rocco, novello Mosè, di fronte alla minaccia della distruzione del
popolo d'Israele per mezzo della peste, invoca da Dio " lento all'ira e
grande per la sua bontà, il perdono per il popolo di Dio. San Rocco è l'uomo
giusto e timorato di Dio che dona i suoi beni con generosità ai poveri
di cui parla il salmo 111.
Il Vangelo ci mostra come san Rocco, ad imitazione di Gesù, Buon samaritano,
che come afferma la liturgia, viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e
nello spirito e versa sulle sue ferite l'olio della consolazione ed il vino della
speranza, fu il buon samaritano del suo tempo, che dimostrò l'amore al
prossimo servendo, curando e guarendo gli appestati.
Alla domanda del dottore della legge"chi è il mio prossimo?" Gesù ne
sostituisce un'altra" chi è stato il prossimo di colui che è incappato
nei briganti?".
Il problema è come farsi prossimo. Dall'agire del Samaritano emerge almeno
'ma risposta chiara: Bisogna farsi vicino « a fatti », non a parole.
Per amare come esige Gesù, bisogna essere disposti a spendere del proprio
e anzi a « spendersi ». Così hanno fatto tanti santi che sono
stati, nella storia della Chiesa, l'incarnazione vivente della parabola del buon
Samaritano.
ILa parabola aspetta di incarnarsi nella nostra vita quotidiana, come si è incarnata
e si incarna in tanti nostri fratelli che sono veramente arsi dallo zelo per
i fratelli più poveri.
San Rocco mise in pratica quanto abbiamo ascoltato dalla I lettera di Giovanni
coniugando la fiducia in Dio ricco di misericordia e la fede in Cristo con un
amore fattivo verso il prossimo e con l'osservanza dei comandamenti.
Anche noi siamo chiamati a seguirne l'esempio di fede ardente e di carità fattiva
per far si che la nostra patria mantenga le sue radici cristiane per costruire
una nuova Europa dei popolo che trovi nei santi i propri punti di riferimento.
Esprimo l'augurio che la devozione verso san Rocco incrementi in tutti i partecipanti
a questo importante evento l'anelito alla santità, la comunione ecclesiale
sotto la guida dei Vescovi e del Papa, la testimonianza della carità,
l'impegno per promuovere la cultura della vita, in una società che la
manipola e la sopprime riducendo la creatura umana creata ad immagine di Dio
ad un mezzo e ad una cavia al servizio di un malinteso progresso non rispettoso
della inviolabile dignità umana.
S. Rocco esempio di carità evangelica e modello di ogni forma di volontariato
a servizio del prossimo possa intercedere presso il Signore datore di ogni dono
perché possiamo vivere una vita nella ricerca continua di Dio e nell'amore
fattivo verso il prossimo per costruire la civiltà dell'amore.
Michele
Pennsi
Vescovo
di Piazza Armerina |