Riflessione del Venerdì Santo 2017

“L’amore tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,7). Con queste parole di San Paolo entriamo nel mistero del Venerdì Santo chiedendo la grazia al Signore di poter contemplare ed adorare la sua passione e morte per la nostra salvezza! “Tutto copre”: nella croce di Cristo c’è questa universalità della sua offerta.

Cristo muore per tutta la creazione: per il male compiuto da tutta l’umanità. Cristo muore per i miei peccati ma muore anche per chi ci ha fatto e ci sta facendo ancora male nella nostra vita; per le nostre ferite di non essere stati amati o inferte per non aver amato abbastanza, per i nostri dolori e quelli di tutti gli uomini sofferenti. Tutto ora è “coperto” cioè raggiunto, raccolto, trovato e preso su di sé da Cristo crocifisso: “ Egli si è caricato delle nostre sofferenze […] è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Isaia 52,12-13).

Il Venerdì Santo è un giorno da cui vorremmo uscirne in fretta, arrivare subito alla domenica di Pasqua! Dentro di noi si annida il pensiero “tranquillizzante” che comunque domani già è Sabato Santo e poi subito la Risurrezione! Dovremmo invece darci del tempo davanti a questo mistero della croce di Cristo, saper accogliere la morte redentrice di Cristo che non è soltanto per quelli che comunque conducono una vita “giusta” (e trai giusti in fondo ci mettiamo sempre noi!) ma è un’offerta di amore e di salvezza per tutti.

L’offerta redentrice di Cristo è l’assunzione su di se di tutto il male dell’uomo, di tutta l’umanità ferita che può essere trasfigurata dal suo amore in umanità nuova! Non c’è nulla che non possa essere “coperto” cioè raccolto dalla croce di Cristo e trasfigurato dal suo amore (certo non senza la nostra libertà!).
C’è un episodio della passione riportato da Giovanni che oggi abbiamo ascoltato: “I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica.
Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo” (Gv 19,23) . Alcuni padri della Chiesa hanno visto nella tunica di Gesù un segno di unità, di comunione. Contempliamo questo gesto come segno dell’offerta di Cristo sulla croce verso tutti gli uomini: davanti a tutte le possibili lacerazioni e divisione provocate dal peccato, dalla violenza, dal dolore e dalla morte non c’è nulla e nessun male che possa tenerci separati e divisi da questa comunione con l’amore di Dio che Cristo in croce è venuto a ristabilire e a donarci! “Tutto sopporta”: il peggio che poteva accadere è accaduto il Venerdì Santo con la morte in croce di Cristo ma non è stata la fine! La morte in croce di Cristo raccoglie tutte le nostre paure su quello che può accadere nella nostra vita o quello che è già accaduto per dirci di non temere perché non sarà la fine! Nella nostra vita possiamo prendere innumerevoli precauzioni per evitare ciò che temiamo di più: la solitudine, la malattia, il fallimento, la morte di una persona amata eppure tutto ciò può sempre accadere o purtroppo e già accaduto.

Tutto ciò di cui abbiamo paura e che già di brutto stiamo vivendo nella nostra vita è già stato vissuto da Cristo sulla croce, eppure la vita non si è fermata sulla croce anzi da lì è nata un nuovo inizio oltre la morte! Cristo in croce ci aiuta a sopportare il peso del dolore senza restarne schiacciati e vinti perché in Lui, anche noi, possiamo “sopportarlo” e vincerlo! “tutto spera”: l’amore di Dio ci rincorre e ci raggiunge fino alla fine, fin sulla croce, per donarci e donare ad ogni uomo ancora vita! E’ l’esperienza del “buon ladrone” che sulla croce non può riparare il male compiuto ma si abbandona all’amore di Cristo sperando nella salvezza: “oggi sarai con me in paradiso!” (Lc 23,43).

La salvezza di Cristo comincia a circolare nella nostra vita non quando diventiamo più “bravi” ma quando ci abbandoniamo a Lui, quando sperimentiamo che soltanto l’accoglienza del suo amore gratuito e folle rivelato sulla croce può davvero donarci una vita nuova. L’incontro insperato con Cristo riapre ogni possibilità della vita e riaccende il cuore alla speranza. E’ l’oggi pasquale di ogni uomo che ricomincia a vivere proprio da lì dove sembrava tutto morto incontrando e abbandonandosi all’amore crocifisso di Cristo!

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